00926nam0 22002411i 450 UON0014454520231205102855.71920020107d1944 |0itac50 bajpnJP|||| 1||||Yakushin shinko kogo hoTokyo, OsakaKokusho shuppan kabushiki kaisha soritsu musho, 1944318 p.18 cmJPTōkyōUONL000031T.G.Testi - GiapponesiAMORIMOTO TanejiroUONV034576652505Kokusho kabushiki kaisha soritsu mushoUONV263953650ITSOL20240220RICASIBA - SISTEMA BIBLIOTECARIO DI ATENEOUONSIUON00144545SIBA - SISTEMA BIBLIOTECARIO DI ATENEOSI T.G. 486 SI MR 27431 7 Yakushin shinko kogo ho1278430UNIOR03151nam 2200325 450 99662617260331620241114145931.0979-12-5514-195-220220111d2024----km y0itay5003 baitaITa 00 yLa guerra, l'internamento, il diarioDomenico Tulimiero il sergente maggiore di Avellino che si oppose ai nazifascistiCarmine Clericuzioprefazione di Giorgio Tulimieropostfazione di Margherita Faia[Grottaminarda]Delta 32024151 p.ill.21 cmScrigno della memoria d'IrpiniaNel solco storico e morale dell’Antifascismo risiedono le vicende dei cosiddetti IMI, gli Internati Militari Italiani, i circa 650mila soldati del regio esercito che dopo l’8 settembre 1943, bloccati e disarmati dai nazisti, si rifiutarono di continuare la guerra a sostegno dei tedeschi e di aderire allo Stato fantoccio mussoliniano della Repubblica di Salò. Così per loro ebbe inizio una tragica odissea con la deportazione nei campi di internamento in Germania e in alcuni territori controllati dai nazisti, costretti in maniera disumana al lavoro coatto in fabbriche, in industrie belliche, in miniere o nel rimuovere le macerie dei bombardamenti, tra fame, stenti e violenze. Per volere diretto di Hitler il loro status venne trasformato da prigionieri di guerra a internati militari, svincolati da ogni convenzione o trattato internazionale. Pertanto, il loro deciso «no!» al fascismo e al nazismo non ebbe un valore eticamente diverso o minore dalle altre forme di “Resistenza”. Ma gli IMI furono i protagonisti “dimenticati” della lotta al nazifascismo, rimasti per decenni sostanzialmente ai margini della storiografia resistenziale e della sua legittima celebrazione. In quella tragedia si sviluppa e trova una sua eroica dimensione la storia di un irpino, di un valoroso sergente maggiore marconista e telegrafista: il suo nome è Domenico Tulimiero. Nato ad Avellino nel 1910, nel giorno in cui fu reso noto l’armistizio con gli angloamericani si trovava nella cittadina francese di Grasse con la IV Armata Truppe Occupazione. Catturato dai tedeschi, trascorse più di un anno e mezzo nei lager del Terzo Reich, rientrando il 9 maggio 1945 a Imperia, città nella quale si era trasferito nel 1936 e dove risiedeva la propria famiglia. Durante la durissima prigionia e nel corso dell’estenuante viaggio per ritornare in patria, il sottufficiale avellinese scrisse un diario nel quale impresse per sempre emozioni, angosce, paure e speranze. (Fonte: https://www.facebook.com/groups/resistenzaimi/posts/10161458462869208/?_rdr)2001Scrigno della memoria d'IrpiniaTulimiero,DomenicoBNCF940.547243092CLERICUZIO,Carmine821493TULIMIERO,GiorgioFAIA,MargheritaITcbaREICAT996626172603316XV.1.B. 167289827 L.M.XV.1.563404BKLOCALa guerra, l'internamento, il diario4309422UNISA