La letteratura comica e satirica dal 1670 al 1740 è caratterizzata dal gioco di parole allusivo e sfuggente dell'arguzia augustea. Gli argomenti dell'arguzia augustea rivelano preoccupazioni per la dimensione metaforica del linguaggio così diffidato da Locke e da altri che lo vedevano fondamentalmente opposto al modo di giudizio razionale. John Sitter rivendica l'importanza dell'arguzia negli scritti di Dryden, Rochester, Prior, Berkeley, Gay, Pope e Swift, come modalità analitica oltre che di raffinatezza stilistica. Sostiene che l'arguzia - spesso considerata dalla critica moderna come una pittoresca categoria di intelligenza verbale - in realtà offre alla teoria letteraria un correttivo ereditario delle idealizzazioni dell'immaginazione romantica e neo-romantica. Questo studio si propone subito di sottolineare la specificità storica della scrittura augustea, e di far dialogare i suoi argomenti con quelli del nostro tempo. |