La liberazione della donna e della generazione non può essere vera senza una seria riflessione antropologica ed etica. Ma il tortuoso cammino che tale liberazione ha percorso e sta percorrendo, enfatizzando in modo unilaterale la volontà soggettiva, ha rischiato di perdere l’etica per strada: un’etica smarrita della liberazione, nel duplice senso di un’etica che non sa più dove andare, confusa, e di un’etica che è stata persa, a volte per assenza di pensiero. Sono passati poco più di tre decenni dalla nascita di Louise Brown e le biotecnologie legate alla generazione umana sono ormai vissute e rappresentate solo nella loro dimensione tecnico-pratica, spesso banalizzate nel campo delle offerte mediche disponibili. Occorre però fare il punto su due aspetti: il fatto che, pur considerando tutte le variazioni sul tema oggi offerte in ambito tecnoscientifico, tutti noi siamo comunque sempre ‘nati di donna’; il riconoscimento che la generazione extracorporea veicola (ed è il frutto di) una concezione dell’essere umano e delle sue relazioni, di riflessioni sull’identità, di teorie della giustizia. Recuperare la pregnanza di pensiero sottesa ed implicita a tutto questo è centrale e umanamente irrinunciabile. Cercando di ricostruire criticamente la storia del pensiero femminile che ha accompagnato la nascita e lo sviluppo delle nuove tecnologie riproduttive, questo testo prende in esame l’apporto di Simone de Beauvoir, mettendo in luce la ricaduta del |