Perché i quadri dipinti da uno scimpanzé sono stati quotati più di tante opere di artisti famosi? Perché un orinatoio è divenuto l'emblema dell'arte del Novecento? Perché tanti artisti d'oggi operano con i paradossi della logica, più che con i pennelli? Perché la riproduzione di una zuppa Campbell ha un enorme valore nel mercato artistico, se è opera di Andy Warhol, ma è considerata un sintomo di disordine mentale, se l'autore è internato in un manicomio svizzero? Perché i grandi falsari hanno spesso un'idea tradizionalista della pittura? Perché qualcuno che si taglia con una lametta in una galleria d'arte è considerato un artista contemporaneo, ma non lo è un cuoco o uno stilista? Partendo da questi interrogativi il volume offre una lettura disincantata ma appassionata delle logiche sociali, economiche e culturali dell'arte contemporanea. Nella prospettiva degli autori, l'arte è l'insieme di mondi in cui, per riprendere Walter Benjamin, si produce, si vende e si compra l'"aura", cioè la definizione di qualcosa come "arte". "Aura" non è soltanto l'invenzione di critici ingegnosi, di mercanti abili e investitori oculati: è il significato profondo, per quanto riposto e a volte stravagante, della società capitalistica o di mercato, anche se in nuove forme postmoderne o immateriali. Così, sotto le apparenze di un |