dei cavalli. Il padre si rivolge alla scuola di Socrate e sollecita il figlio stesso a frequentarla, nella speranza che l'apprendimento dell'arte della dialettica possa aiutare il figlio a risolvere i contenziosi legali con i suoi creditori, e ad avere la meglio su di loro. Durante tutta la commedia, Socrate è rappresentato come un pensatore dedito a discorsi e a ragionamenti inutili: siede a mezz'aria in una cesta per "liberare il pensiero" o discute di cose futili, come la lunghezza del salto di una pulce. Durante un banchetto Strepsiade e Fidippide hanno un diverbio e il giovane picchia il genitore: l'arte della retorica appresa alla scuola di Socrate gli permette di dimostrare che sia giusto che i padri vengono a loro volta pestati dai figli. Il vecchio, in chiusura di commedia, incendia allora il pensatoio dei socratici. Le rane: Dioniso, dio del teatro, decide di raggiungere l'Ade per riportare in vita Euripide. Tanto Sofocle quanto Euripide, infatti, sono ormai morti (entrambi erano deceduti nel 406 a.C., pochi mesi prima che la commedia di Aristofane fosse rappresentata), e i tragediografi più giovani non hanno la stessa creatività e lo stesso genio. Di conseguenza, riportare Euripide in vita è l'unico modo per salvare la tragedia dal declino. |